Hill of Freedom (2014) di Hong Sang-soo: la recensione

Hill of freedom

Hill of Freedom, sedicesimo film di Hong Sang-soo, è un nuovo tassello nella poetica del regista coreano sempre più calibrata e centrata sul Tempo, sul discorso intorno al Divenire, in una filosofia cinematografica che oscilla costantemente tra realtà quotidiana e sogno eterno, in uno status di dormiveglia in cui non capiamo se i nostri occhi sono aperti o chiusi.

Tutto avviene nelle solite poche vie, anzi vicoli, di Seoul, in un continuo andirivieni di incontri, personaggi e situazioni da rimettere in ordine. Hill of Freedom è il nuovo pezzo in un mosaico che si configura come una vera e propria indagine antropologica non solo sull’uomo ma anche e soprattutto sul tempo.

Hill of Freedom si muove sulla falsariga tracciata da The day he arrives del 2011. In entrambi c’è un tempo dell’attesa da riempire. Se nel film del 2011 per il personaggio protagonista c’era da riempire, almeno nella prima parte, il tempo d’attesa verso l’incontro con un caro amico, in Hill of Freedom il personaggio di Mori (Ryo Kase) si reca a Seoul per ri- incontrare dopo due anni l’ex fidanzata e deve riempire il tempo di una lettera e di una scelta. In quest’intervallo di tempo incontrerà un’umanità onesta, ospitale, amichevole e amica.

Hill of Freedom conferma tutti gli elementi più tipici dello stile di Hong Sang-soo: lunghi piani sequenza, pochi movimenti di macchina, qualche zoomata in avanti. E i soliti leitmotiv come il bar, i dialoghi a tavola, l’accompagnamento musicale al pianoforte.

Hill of Freedom è un nuovo piccolo grande film, una nuova perla di grande dolcezza e poesia, un’opera semplice ma non semplicistica, colma di puro sentimento, di vita vicina a ciascuno di noi, in un certo senso una nuova riflessione sul tempo consegnata ad ogni singolo spettatore.

Guarda il trailer del film:

Hill of Freedom (2014) di Hong Sang-soo: la recensione ultima modifica: 2015-09-21T12:17:43+00:00 da Tommaso Tronconi

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