Okja di Bong Joon-ho: la recensione

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Pietra dello scandalo all’ultimo Festival di Cannes a causa della bagarre avviata da Pedro Almodovar contro Netflix, è finalmente apparso sulla nota piattaforma di streaming il tanto atteso Okja di Bong Joon-ho. Un’attesa ripagata solo in parte, perché il film ha alti e bassi, pro e contro, che ne mettono in discussione la riuscita finale.


Diciamolo subito: il maialone gigante vale il prezzo del biglietto. È assolutamente meraviglioso. Un po’ Totoro e un po’ Dragonheart, Okja è l’incontrastato fulcro del film. Pur creato in digitale, ma con una definizione superiore alla realtà stessa, il mastodontico Babe è la colonna del film, il quale va un po’ in crisi quando lui in scena non c’è. E qui sta il limite, o forse sarebbe meglio dire il cortocircuito, di Okja di Bong Joon-ho. L’idea di fondo c’è, ma dà l’impressione di non essere stata sviluppata al meglio. L’industria degli OGM, le verità ribaltate dai mass media, la pura campagna contro la spietata civiltà iper-sviluppata, il mood ecologista, gli animalisti all’arrembaggio. Tanti temi che fanno riflettere sul mondo di oggi e soprattutto sul mondo di domani. Ma la loro commistione non si consuma, (s)legandosi in un intreccio che non è degno del super maialone. Le falle e le incertezze della sceneggiatura, la quale dal potenzialmente originale scade nell’essere fattivamente banalotta (e talvolta tirata via), vengono caricate sulla groppa dell’abnorme suino, il quale a fatica riesce a condurre la vicenda verso il lieto fine obbligato.

Allo stesso modo la regia di Bong Joon-ho funziona alla grande nelle parti bucoliche iniziali e in quelle d’azione (dense di poetici ralenti), ma inciampa nei dialoghi e monologhi dei caricaturali personaggi interpretati da Tilda Swinton e Jake Gyllenhaal. Due personaggi particolarmente coloriti volontariamente, ma troppo presto oltre la misura, oltre l’istrionismo, verso un isterismo difficilmente digeribile. Il personaggio di Gyllenhaal, in particolare, pur incarnando varie storture del mondo odierno, è a tratti insostenibile.

Favola di un contemporaneo scontro tra Davide e Golia, Okja, pur con i suoi difetti, è però un film che la dice lunga sul potere produttivo di Netflix. Una realtà d’industria cinematografica che, come dimostra il gigantismo non solo visivo di Okja, converrebbe approdasse quanto prima sul grande schermo per mostrare davvero al mondo la saporita carne (più di quella del maialone modificato geneticamente) di cui è fatta.

Okja di Bong Joon-ho: la recensione ultima modifica: 2017-07-02T16:21:40+00:00 da Tommaso Tronconi

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