Yakuza Apocalypse di Takashi Miike: recensione

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Non esiste più la yakuza di una volta. Così come non esistono più gli zombie di una volta. Negli ultimi anni, infatti, il “genere” è stato piegato verso l’eccesso o verso la vena comica. Nel caso degli zombie movie si vedano i casi di  Burying the Ex (2014) di Joe Dante o Life after Beth (2014) di Jeff Baena. Per il “genere” yakuza, se così possiamo definirlo, un assoluto punto di svolta è Yakuza Apocalypse: The Great War of the Underworld del maestro Takashi Miike.

Il titolo stesso già dice molto: è l’apocalisse della yakuza. La mafia giapponese è sul viale del tramonto, della degenerazione, del cambio pelle, e la formula scelta da Miike è quella dei vampiri. I nuovi yakuza sono vampiri e a suon di morsi sul collo sono sempre più assetati di sangue. La guerra tra bande, ora, diventa una guerra non più per la sopravvivenza, ma per l’immortalità.

Yakuza Apocalypse è anche l’apocalisse dei generi. È tutto e il contrario di tutto, e di fronte a questo calderone lo spettatore non può che divertirsi, purché sia open mind. Action, fantasy e vampire movie, qualche tocco western e tanto godurioso gore. Questi gli ingredienti del film.

“Togli la stupidità ad uno yakuza e non gli resta niente” afferma uno dei personaggi. Ma se apparente stupidità fa rima con geniale e sconfinata creatività, il risultato è quello del cult. Yakuza Apocalypse, presentato a Cannes 2015 nella sezione Quinzaine des Realizateurs, è forse il più folle e scapestrato dei film del maestro giapponese almeno dai primi anni Duemila a oggi.

Takashi Miike torna sul territorio già battuto nel 2007 con Sukiyaki Western Django, ma stavolta va oltre, si svincola dall’omaggio (che anche stavolta c’è, col quacchero con la bara di legno portata sulla schiena come uno zainetto scout) e scaraventa sullo schermo un carnevale di personaggi e situazioni che spaccano dalle risate e accendono la lampadina dell’originalità. Se ne potrebbero citare di cose, ma si rischierebbe lo spoiler. Dico solo che è da applausi la rana mascotte che nasconde un folletto dalle vaghe sembianze di Kermit dei Muppet, e che neppure il re dei mostri giapponesi, Godzilla, rimane immune da questa apocalisse on screen mai vista prima.

Yakuza Apocalypse di Takashi Miike: recensione ultima modifica: 2017-11-23T20:12:27+00:00 da Tommaso Tronconi

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