Beautiful days di Jero Yun: la recensione

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Recensione di Beautiful days di Jero Yun.

Primo film di finzione di un regista coreano classe 1980, Jero Yun, Beautiful Days è un’opera discontinua, ora abbagliante e convincente, ora incerta e priva di mordente, intorno ad uno dei temi più cari della cinematografia coreana: la famiglia.

Dopo alcuni documentari su storie di nordcoreani, Jero Yun sceglie di trattare ancora il tema del confine e dell’identità, spostandosi stavolta tra Cina e Corea, attraverso un arco di tempo importante, in bilico tra due mondi così vicini e così lontani. Beautiful Days pare stroncarsi un po’ a metà proprio nella scelta di questa “doppia via”, risultando più compiuto, in particolare in termini di fotografia e sceneggiatura, nella sua “parte cinese”. Se avesse perseguito interamente quest’ultima, il film ne avrebbe sicuramente tratto giovamento, invece si complica e confonde nel voler stare con i piedi in due scarpe diverse.

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Certo, girato in soli quindici giorni, come un vero film indipendente, Beautiful Days è comunque un buon prodotto, che quantomeno ci consegna un regista giovane, abile, coraggioso, che potrà certamente dire la sua con forza nel futuro cinema made in Korea. Quest’esordio al lungometraggio di fiction, però, lascia sapori imprecisi negli occhi e nella sensibilità dello spettatore, sballottato in un melodramma allo stesso tempo asciutto e ingombrante, che non riesce a trovare la propria essenza, proprio come accade ai suoi protagonisti .

Beautiful days di Jero Yun: la recensione ultima modifica: 2019-04-04T12:40:26+02:00 da Tommaso Tronconi

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