Venezia 75: i (pochi) film asiatici presenti al festival

festival di venezia 75

Pochi, per non dire pochissimi, i film provenienti dall’Oriente presenti nelle varie sezioni di Venezia 75. La Mostra del Cinema di Venezia 2018, infatti, anche quest’anno è (piuttosto) scarna di film asiatici.

Dei 21 film in Concorso a rappresentare l’Asia c’è un solo film, ovvero il nuovo di Tsukamoto. Spulciando nelle altre sezioni, troviamo sparsi qua e là i nuovi film di Zhang Yimou, Tsai Ming-liang, Phuttiphong Aroonpheng, Pema Tseden. Certo, pochi ma buoni, di assoluto valore, ma comunque pochi. Vediamo la situazione nel dettaglio.

In Concorso troviamo il giapponese Zan (Killing) di Shinya Tsukamoto. “Il ritorno di Tsukamoto, autore che rinnova continuamente se stesso, un film di samurai con protagonista un guerriero che si scopre incapace di uccidere” ha detto il direttore Alberto Barbera.

Fuori Concorso il cinese Ying (Shadows) di Zhang Yimou. “Ritorno a Venezia e al wuxia di Zhang Yimou, con il conflitto tra due gruppi feudali e un lavoro di messinscena incredibile. Un salto di qualità rispetto ai suoi ultimi film” ha detto Barbera alla conferenza stampa di presentazione. Ma anche, da Taiwan, Ni De Lian (Your face) di Tsai Ming-liang con un’opera più vicina all’arte che al cinema in senso stretto.

Nella sezione Orizzonti troviamo Kraben Rahu (Manta Ray) di Phuttiphong Aroonpheng, una coproduzione Thailandia-Francia-Cina per un “esordio che a qualcuno ricorderà Apichatpong, con alcuni riferimenti diretti ma anche una linea molto originale”. Dalla Cina Jinpa del regista tibetano Pema Tseden, film prodotto da Wong Kar-Wai, una storia sui temi del doppio e dell’ambiguità. Dall’Indonesia Kucumbu Tubuh Indahku (Memories of my body) di Garin Nugroho, storia vera di un coreografo tradizionale indonesiano gay e del tentativo del regime reazionario d’impedire la messa in scena dei suoi spettacoli. Dall’India, invece, arriva Soni di Ivan Ayr su una giovane poliziotta che reagisce con violenza al maschilismo della società in cui vive.
Tra i cortometraggi, l’indonesiano Kado (Un dono) di Aditya Ahmad, il filippino Manila is full of men named boy di Andrew Stephen Lee, il cinese Na li (Laggiù) di Yang Zhengfan.

In Venezia Classici, tra i film restaurati, due film giapponesi: Akasen Chitai (La strada della vergogna) di Kenji Mizoguchi del 1956 e Koi Ya Koi Nasuna Koi (La volpe folle) di Tomu Uchida del 1962.

Sparsi nelle varie sezioni e sotto-sezioni di Venice Virtual Reality, figurano il coreano Buddy Vr di Chuck Chae, i cinesi Shennong: taste of illusion di Li Mi e Zheng Wang e Wu Zhu Zhi Cheng Vr (The last one standing Vr) di Jiwen Wang e Yang Liu, i giapponesi Ghost in the shell: virtual reality diver di Higashi Hiroaki e Kekkon Yubiwa Monogatari Vr (Tales of wedding rings Vr) di Sou Kaei.

Infine, nella selezione delle Giornate degli Autori, troviamo Three Adventures of Brooke di Yuan Qing, coproduzione Cina-Malaysia.

Venezia 75: i (pochi) film asiatici presenti al festival ultima modifica: 2018-08-20T17:16:20+02:00 da Tommaso Tronconi

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