Outrage beyond (2012) di Takeshi Kitano: la recensione

Outrage beyond film di kitano

Recensione di Outrage beyond di Takeshi Kitano.

Stessa storia, stesso posto, stesso clan. Più o meno. Takeshi Kitano, nel primo sequel della sua carriera da regista, orchestra un film che germina dal precedente Outrage con l’innesto di alcune variazioni su un tema di base esattamente identico.

Se nella pellicola precedente i pesci più piccoli aspiravano a diventare pescecani, in Outrage beyond vanno on screen, quantomeno in principio, le contrapposizioni tra vecchi e giovani, leve antiquate pronte a difendere la poltrona e nuove leve disposte a tutto. Pur meno spettacolare del primo episodio, e molto più cerebrale, intricato (aver visto il primo aiuta!) e verboso, Outrage beyond risulta però più riuscito. Meno morti rocambolesche e meno sangue versato e schizzato, come un Kitano nostalgico dei tempi in cui era indiscusso paladino del fuoricampo (vedi Brother).

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Non mancano, però, alcuni must inalienabili come il mignolo mozzato, stavolta con un bel morso deciso, e qualche reloaded interessante (vedi il trapano che fora teste insacchettate). Scelta azzeccatissima è un’accentuata vena comica e ironica che colpisce alcuni comportamenti dei sempre più rileccati boss della Yakuza. In quest’ottica, suscitano non poche risate i reiterati schiaffetti e posacenerate agli scagnozzi/scugnizzi da quattro soldi.
Insomma, in Outrage beyond Kitano non va oltre quell’al di là pre(annunciato) dal titolo. Ma nonostante questo, piace.

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Outrage beyond (2012) di Takeshi Kitano: la recensione ultima modifica: 2015-05-23T12:41:44+02:00 da Tommaso Tronconi

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