Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden: recensione

qiqiu balloon

Recensione di Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden.

Un preservativo usato come palloncino da una coppia di bambini ignari di ciò che hanno tra le mani e del suo uso e significato. Un’idea semplice e affascinante quella alla base di Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden. Il regista tibetano parte da questa sorta di cortocircuito tra vita e negazione della stessa per disegnare una vicenda che si muove con delicatezza e coraggio tra sogno e realtà, corpo e anima.

Il film si apre con una “dichiarazione” di carattere storico sul controllo delle nascite attuato in Cina dagli anni Ottanta. Sembra così essere un film politico. Ma ben presto è la componente socio-culturale a prendere il sopravvento e Qiqiu (Balloon) vira verso un in piccolo grande affresco del mondo rurale immerso nelle montagne del Tibet, micro-cosmo inglobato nelle leggi imposte dalla Cina. Uomini divisi tra un’adesione alla religione buddista che tutto abbraccia e un’impossibile rinuncia al lato più selvaggio e primordiale dell’uomo, ossia il sesso. Uomini come montoni e donne come capre da ingravidare per compiere il corso della vita. Ma le leggi cinesi pongono un limite al numero di figli per famiglia e questo si scontra col credo della reincarnazione dei propri cari nei nascituri. Che fare, dunque, di fronte a questo blackout culturale e politico? Pema Tseden non dà una risposta, ma sa smuoverci l’anima e la mente, anche grazie ad una fotografia che immortala, come in una sorta di limbo onirico, i paesaggi mozzafiato delle valli tibetane.

Non c’è denuncia, almeno esplicita o dichiarata, bensì siamo condotti come di fronte ad una visione del nirvana dai contorni fiabeschi e fantastici, ma allo stesso tempo anche profondamente reali.
Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden è un piacere per gli occhi, ma tramite questi arriva al nostro cuore, compiendo in noi una sorta di catarsi, di rigenerazione, quasi di reincarnazione cinematografica.

Qiqiu (Balloon) di Pema Tseden: recensione ultima modifica: 2019-09-04T14:43:27+02:00 da Tommaso Tronconi

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