Ritratto di famiglia con tempesta di Hirokazu Kore-eda: recensione

Ritratto di famiglia con tempesta

Recensione di Ritratto di famiglia con tempesta di Hirokazu Kore-eda.

Uniti anche da separati, separati senza perdere l’umanità costruita nel passato. Con Ritratto di famiglia con tempesta, il regista giapponese Hirokazu Kore-eda torna ancora una volta ad indagare la famiglia, i suoi rapporti interni, in particolare quelli tra padre e figlio, sia quest’ultimo adulto o ancora bambino.

After the storm, titolo originale più da film apocalittico che non intimista, rende perfettamente l’idea di come l’uomo sia costretto a cambiare, e a riscoprire la comunicazione verbale tra le anime, in seguito ad una calamità naturale che non lascia scampo, che non permette di fuggire e rimandare ad libitum quei panni da lavare e risciacquare in casa.

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Può la natura, con le sue regole, le sue bizze, le sue provvidenziali svolte climatiche, (ri)stabilire le regole del cuore, delle vite di uomini e donne sempre più soli e isolati, decisi a non comunicare pur di non farsi (ancora una volta) male? Sì, la natura può tutto. E alla fine della fiera, la risoluzione della matassa appare più semplice del previsto. Perché la natura non ammette facile o difficile, è quel che è, mentre l’uomo complica le banalità della vita.

Ritratto di famiglia con tempesta è un nuovo toccante e delicatissimo affresco di un piccolo circolo di relazioni parentali e affinità elettive cancellate dal lato più orgoglioso ed egoista del nostro carattere. È l’ennesimo tassello in quel mosaico di antropologia e sociologia familiare che Kore-eda, con pazienza e maestria, ha costruito in oltre vent’anni di cinema. Il suo cinema pare fermare il tempo, ricordando i capolavori del maestro Yasujiro Ozu e, con più empatia e meno distacco, le piccole perle cinematografiche del coreano Hong Sang-soo.

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Ritratto di famiglia con tempesta di Hirokazu Kore-eda: recensione ultima modifica: 2019-07-19T12:49:17+02:00 da Tommaso Tronconi

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