The Lovers and the Despot: la recensione

the lovers and the despot

Recensione del film documentario The Lovers and the Despot, disponibile su Netflix.

Si usa dire larger than life di fronte ad un evento o un personaggio incredibile, fuori dall’ordinario, più grande della vita stessa. Di fronte allo storia vera raccontata in The Lovers and the Despot non è sufficiente larger than life, ma è inequivocabilmente necessario dire larger than cinema. Sì perché la true story raccontata dai registi britannici Robert Cannan e Ross Adam è qualcosa di mai visto prima.

Presentato nella selezione ufficiale del Sundance Film Festival 2016, The Lovers and the Despot racconta, come fosse un thriller tesissimo, la drammatica storia d’amore e non solo di Shin Sang-ok e Choe Eun-hee, rispettivamente il più grande regista e la più amata attrice del cinema sudcoreano degli anni Cinquanta e Sessanta, anni d’oro per l’industria cinematografica (la casa di produzione di Shin, solo negli anni ’60 realizzò più di 300 film). Al fianco del cosiddetto “principe” del cinema coreano, una sorta di Re Mida della macchina da presa, c’era la divina Choe, sua moglie e interprete amatissima in patria. Un idillio d’amore e professionale messo in discussione, se non infranto, quando nel 1978 i due furono rapiti dal dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-il, e “deportati” a lavorare per il Regime. In tre anni, lavorando giorno e notte, i due girarono ben 17 film per il dittatore, il quale voleva puntare sul cinema per rafforzare il suo potere e l’immagine della sua Nazione agli occhi degli avversari di sempre, gli Stati Uniti d’America.

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Tra megalomania e folle passione per la settima arte, il dittatore segregò il regista e l’attrice, chiudendoli in una gabbia dorata in cui non mancò loro nulla, se non la libertà. Il loro contributo al cinema nordcoreano, che non conobbe periodo migliore negli anni seguenti, fu evidente, grande, inimitabile. Provandoci più volte, alla fine nel 1986 Shin e Choe riuscirono a fuggire, rifugiandosi presso l’ambasciata degli USA a Vienna.

Una vicenda vera più del vero, tragica più dell’immaginabile, che il cinema avrebbe potuto sicuramente creare, ma stavolta la vita è arrivata prima, fornendo un copione di ferro, lacrime e paura. Il bellissimo documentario di Cannan e Adam, snodandosi tra autentiche intercettazioni telefoniche tra il dittatore e il regista Shin e immagini di repertorio di rara bellezza e dolore, è senza dubbio uno dei prodotti più validi presenti sul catalogo Netflix. Con il ritmo di una spy story e la suspense di un giallo dalla portata internazionale, The Lovers and the Despot è molto più di un documentario: è un documento di storia e di storia del cinema.

The Lovers and the Despot: la recensione ultima modifica: 2019-08-09T12:36:29+02:00 da Tommaso Tronconi

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