Throw Down di Johnnie To: recensione

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Recensione di Throw Down di Johnnie To.

Il judo non è (solo) uno sport, è un modo di vivere. Sembra essere questo il mantra che guida Throw Down di Johnnie To, regista tra i più prolifici con oltre 50 film in circa 35 anni di carriera. E Throw Down, a fronte di cotanta mole e varietà, è un film che non si prende sul serio e che non deve essere preso sul serio. Un film libero, leggiadro, con la grazia di una danza delicata intorno ad uno sport fisico, ma anche “mentale”, come il judo.

Throw Down ha una trama esilissima, che si sviluppa intorno a tre anime (dis)perse e di nuovo in cerca di sé e di un senso nella e della vita: un ex campione di judo che beve come una spugna ed è pieno di debiti, un giovane combattente che passa le giornate in cerca di nuovi e vecchi sfidanti, una cantante da nightclub che sogna di sfondare. Il tutto sullo sfondo di una Hong Kong notturna illuminata solo da acide e accecanti luci al neon.

Throw Down mischia i generi, fondendo le arti marziali con toni da commedia, sprazzi di action ben coreografati e classico film sportivo di riscatto. Tema al quale, quest’ultimo, si sommano quelli di ambizione, perseveranza, tenacia. Il risultato è un film che mette positività senza ricorrere a toni cattedratici né didascalici. Se a prima vista può apparire confuso, in realtà Throw Down è un film fluido, che sfugge come acqua di fiume tra le mani. Ma che sa anche restare grazie ad alcune scene (la ferita sul petto sferrata col trincetto, le dita sanguinanti sulla chitarra elettrica, ma soprattutto la corsa della protagonista con una bracciata di banconote che volano via la vento) che dimostrano la maestria e la decennale esperienza di Johnnie To nel “mestiere del cinema”.

Throw Down di Johnnie To: recensione ultima modifica: 2021-10-11T11:00:32+02:00 da Tommaso Tronconi

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