Torino Film Festival 2017: da Bamy a The White Girl, gli orientali in gara

film bamy di Jun Tanaka al torino film festival

Scritto da Biancamaria Majorana.

Il 2 dicembre scorso si è conclusa la 35esima edizione del Torino Film Festival. Molti i titoli in lizza, anche se meno 2016, causa alcuni tagli al budget dell’organizzazione del Festival. Nonostante questo, non sono mancati neppure quest’anno titoli provenienti dal panorama cinematografico orientale, a cui Torino continua a guardare con particolare attenzione.

Iniziamo con la sezione TORINO 35, dove c’erano in concorso ben tre film orientali sui quindici totali. Il primo è stato BAMY del regista giapponese Jun Tanaka, al suo esordio dietro la macchina da presa. Un film drammatico che vede la giovane Fumiko divisa tra l’amore per l’ex compagno di scuola Ryota e il suo potere paranormale di vedere i morti. L’incontro di Fumiko con Sae Kimura, anche lei con le sue stesse capacità, fa precipitare ulteriormente le cose.
«Il filo rosso del destino – un mito dell’Asia orientale sul legame fra amanti predestinati – non è che una maledizione. Non ci è concesso di far accadere i miracoli: sono loro ad accadere a noi in maniera brusca e violenta, guidati da un potere inesauribile a cui non si può sfuggire o resistere. Se perciò esiste, questo mitico filo è certamente qualcosa di mostruoso» ha dichiarato il regista.

the scope of separationProseguiamo con il regista cinese Chen Yue, al Torino Film Festival con THE SCOPE OF SEPARATION, anche in questo caso un debutto e anche stavolta un film drammatico incentrato sulla vita della giovane Liu Shidong alla deriva dopo la morte del padre. L’incontro con altre due donne, la malinconica Wang Yuzi e l’estroversa Soon, la mettono di fronte alla necessità di capire cosa significhi diventare adulti.
«Questo è il mio primo film. Girarlo non è stato facile e molti particolari sono stati aggiunti durante le riprese. Il protagonista Liu Shidong riflette sulle emozioni in una società in cui l’unica cosa che conta veramente è il denaro. Il risultato è un po’ imbarazzante, ma sono convinto che il pubblico troverà istintivamente un modo per relazionarsi al film, in un processo che spero aiuti a capire meglio cosa siamo» ha detto Chen Yue.

the white girl filmAltro film cinese passato al 35° Torino Film Festival è stato THE WHITE GIRL della coppia Dijenny Suen e Christopher Doyle. Suen è una giovane regista di Hong Kong, la quale ha esordito al cinema nel 2015 con la produzione del documentario Hong Kong Trilogy di Doyle, tra i più apprezzati direttori della fotografia viventi. White Girl racconta la storia di una ragazza che, a causa di un’allergia al sole, vive da emarginata nell’ultimo villaggio di pescatori di Hong Kong. L’arrivo di Sakamato, giovane artista in fuga dalla fama, rende più leggero il suo isolamento. Ma nel frattempo, intorno a loro incombe la minaccia della gentrification…
«Questo film è il nostro viaggio per dare nuova voce al cinema di Hong Kong. Perché White Girl non ha un nome? Lei è quello che tutti noi siamo quando decidiamo di essere noi stessi» hanno affermato i registi.

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Torino Film Festival 2017: da Bamy a The White Girl, gli orientali in gara ultima modifica: 2017-12-08T18:26:26+01:00 da Tommaso Tronconi

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